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RÉVA, IL FUTURO IN LANGA È DI GIOVANI ENTUSIASTI

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RÉVA, IL FUTURO IN LANGA È DI GIOVANI ENTUSIASTI

FOOD&BEVERAGE – GENNAIO-FEBBRAIO 2019

Elena Bianco

 

Un wine resort creato da un imprenditore ceco con uno staff langarolo e internazionale regala un lusso semplice ed essenziale e la cucina dello chef Paolo Meneguz trasmette profumi e sapori del territorio

Chi ha detto che il Piemonte è esclusivamente un luogo di tradizione, sempre uguale a se stesso, impermeabile alle novità? Il progetto più interessante e innovativo in ambito vinicolo arriva proprio dal suo cuore enologico, le Langhe, e si chiama Réva Vino & Resort. Forse è vero che per fare qualcosa di realmente innovativo occorre saper “guardare fuori dalla scatola” e questo poteva ottenerlo davvero chi di Langa non è, come Miroslav Lekes da Brno, talmente innamorato di questo territorio da volerne diventare parte (réva in ceco significa vite). Ma con una visione sua, che guarda soprattutto ai giovani e all’esperienza del vivere il vino e il territorio a 360°. Ecco allora che lo staff di Réva è tanto langarolo quanto internazionale, tutto sotto i 35 anni, e dimostra un entusiasmo incontenibile. Come Isabel

Réva Vino & Resort tra le colline di Monforte d’Alba, ha al centro l’ottocentesca Tenuta San Sebastiano che offre una calda ospitalità e
la grande cucina langarola per vivere appieno l’esperienza di Langa

 

Oberlin, direttore marketing & events originaria di Basilea ma cresciuta alla scuola di Pollenzo. Oggi tira le fila delle variegate attività: un eco-wine resort fra le colline di Monforte d’Alba, la storica enoteca di La Morra, oggi Gallowine con 3.500 etichette, un’altra enoteca a Neive, una prossima apertura a Bra; inoltre, servizi di marketing (packaging, comunicazione, grafica, partecipazione a eventi come il Vinitaly di Verona) per le aziende partner (i Bicchieri Mark Thomas, Le Nocciole di Alba, i vini Bricco Maiolica, La Carlina, Garesio), organizzazione di eventi come Serralunga Vino e…, Neive Vino e…, organizzazione di masterclass, ecc… O come Daniele Gaia, il direttore commerciale, che ha già lavorato nelle più importante aziende vinicole piemontesi. O, ancora, Gianluca Colombo, miglior giovane enologo nel 2014, membro della commissione Docg Valore
Italia e dell’Enoteca regionale del Barolo. Réva Vino & Resort è dunque un modo nuovo di  delle Langhe e dei suoi nobilissimi vini, con la leggerezza e un po’ di sfrontatezza della gioventù. L’ottocentesca Tenuta San Sebastiano
ha indossato il vestito del futuro, senza perdere il fascino antico della casa di campagna piemontese e regala un lusso semplice ed essenziale per un
soggiorno di vero relax. La sostenibilità è il diktat che dimostra l’estremo rispetto per questo territorio che va trasmesso integro alle nuove generazioni. Ecco allora che i vigneti -7,5 gli ettari di cui 4 a nebbiolo; 1,5 a barbera; 1 a dolcetto e 1 a sauvignon- sono in coltura biologica per preservare il terreno con interventi meticolosi, dalla concimazione all’inerbimento alle potature alla lotta feromonica agli insetti, per ottenere aderenza del vino alla propria origine. Tutta l’acqua utilizzata non è  pubblica, ma proviene da una propria fonte, raccolta in un lago e trattata. La struttura autoproduce il fabbisogno energetico con un parco fotovoltaico e pannelli solari e il riscaldamento si avvale di una centrale l’esistente con il paesaggio circostante, mentre il nuovo, la cantina e la spa con idromassaggio, frigidarium, sauna, hammam, doccia emozionale, cromoterapia, sono stati interrati. Persino la strada per arrivare è bio: niente cemento o asfalto, ma un’amalgama di pietra di Langa e ghiaia impastate con resine naturali.
Se la tradizione si rinnova, mantiene però alcuni capisaldi: la calda  ospitalità e la grande cucina langarola, perché luogo e progetto sono tutt’uno, e lo scopo è far vivere appieno l’esperienza di Langa all’ospite, coinvolgendolo. A partire dal risveglio,

Circondata dai vigneti in coltura biologica, Réva produce vini della  tradizione langarola e dispone anche di un ristorante, il Fré (il fabbro), teatro della cucina di Paolo Meneguz che ama proporre i prodotti locali e tutti quei cibi che conservano un carattere proprio e squillante.

 

aprendo le finestre sui vigneti o ammirandoli dalla spettacolare piscina a sfioro che spazia fino al Monviso, o respirandoli dal campo da golf  executive Pitch and Putt da 9 buche. Il mondo pulsante di Langa si sperimenta con alcune attività contadine da svolgere con i tempi lenti della campagna, come la raccolta delle erbe selvatiche eduli o il brivido della ricerca del tartufo Bianco d’Alba, scoprendo tecniche, storie e segreti dei “trifolau”. E, soprattutto, nella cantina, dove l’enologo racconta di vini straordinari, i cru più prestigiosi della zona. L’architettura aiuta a vivere l’antica casa colonica edificata intorno alla grande aia circondata da depositi, stalle, granai. Su di essa si affacciava l’officina di un fabbro, oggi ristorante Fré (fabbro in piemontese), summa dei sapori di Langa che si compongono armonicamente nel piatto. Lo chef Paolo Meneguz, 33 anni, cresciuto alla scuola di Nadia Santini, Ciccio Sultano, Valeria Piccini,  appassionato di foraging, cacciagione, pesca, percorre il territorio con passione e tenacia. Il suo è un amore incondizionato con i “suoi” prodotti e un rapporto continuo con la sapienza dei produttori locali. In un ambiente fatto di materiali locali, ferro, cuoio, pietra, legno, si assaporano la tradizione piemontese con la leggerezza dei ricordi, in piatti rivisitati con moderna creatività. “In cucina mi piace tutto ciò che non è addomesticato, che conserva un carattere proprio e squillante”, racconta Paolo Meneguz che si ispira ai concetti di sostenibilità, territorialità e lotta agli sprechi. Utilizza anche le parti meno nobili degli animali macellati, acquistati interi.
Conduce un orto e un frutteto biologico, ricerca prodotti spontanei e selvatici come funghi, piccoli frutti, essenze, fiori, bacche e piante commestibili. La cucina del Fré non fa differenze tra ingredienti “nobili” e “poveri”, ma solo tra quelli “buoni e “non buoni” secondo uno spirito squisitamente langarolo, di oggi come di un tempo.

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